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Musei “green”: un obiettivo possibile?

Quai Branly Museum di Parigi

Il mondo nel quale tutti noi oggi viviamo pone all’arte una nuova domanda: in che termini i si relaziona all’ “eco-sostenibilità”?
La risposta è certamente positiva.
Prendiamo ad esempio il caso dei musei: vi sono diversi musei in tutto il mondo che hanno sposato la causa green. In una ipotetica classifica dei musei più eco-compatibili al mondo troviamo sicuramente al primo posto un polo museale d’oltreoceano: la California Academy of Sciences a San Francisco. Il progetto, realizzato da Renzo Piano, riesce nell’intento di fondere armonicamente la struttura dell’edificio con il contesto circostante, senza contare che buona parte della struttura è composta da materiale riciclato e che l’illuminazione è fornita unicamente da pannelli solari.
Da poco ha finalmente riaperto anche il Museo van Gogh di Amsterdam, che ha inaugurato la struttura dopo 7 mesi di lavori di ristrutturazione mediante una grande e nuova mostra in suo onore dal titolo “van Gogh at work”. Osservando un attimo la struttura architettonica del museo possiamo subito notare come abbia subito varie modifiche durante gli anni, fino ad arrivare a quest’ultimo restauro, pensato per rendere il museo maggiormente attento all’ambiente ed al risparmio energetico. L’elenco degli esempi virtuosi potrebbe essere ancora lungo: possiamo citare il Rijksmuseum, anch’esso inaugurato di recente, l’Ermitage di San Pietroburgo, che ha ridotto il consumo energetico del 55% semplicemente sostituendo il tradizionale tipo di illuminazione, o il Quai Branly Museum di Parigi, che si è dotato di un enorme giardino verticale al fine di garantire una minore dispersione termica della struttura sia d’inverno che d’estate.
E in Italia? Anche nel nostro Paese vi sono sforzi in questo senso: esistono realtà come l’Explora di Roma o La Sala Nervi in Vaticano che hanno intrapreso la strada dell’ eco-sostenibilità, investendo sopratutto nel fotovoltaico, oppure si può citare il Mart di Rovereto che installando un software per il controllo delle luci riduce il consumo annuo di energia elettrica del 25%.
Bergamo com’è messa da questo punto di vista? Si può o si potrebbe investire in questo senso?
Riuscite ad immaginarvi alcune fra le sue più significative strutture museali artistiche e turistiche, come ad esempio i musei Archeologico, di Scienze Naturali, la GAMeC, o più probabilmente l’Urban Center, rivisitate in chiave eco-sostenibile? E soprattutto: nei lavori che stanno riguardando l’Accademia Carrara la prospettiva green è stata presa in considerazione?

Sara Maierotti

    Commenti totali: 4
  1. 1
    Valentina De Padova

    E voi che ne pensate? Secondo il mio modesto parere sarebbe fonte di orgoglio poter vantare strutture simili nella bergamasca (anche perché di aree da riqualificare atte a ospitare tali complessi ne abbiamo da vendere! – è proprio il caso di dirlo-), tenendo perfino conto che il MUSE ospiterà l’attività di 40 ricercatori interpellabili dal pubblico e, si sa, l’Italia è più abile a far scappare i giovani cervelli, piuttosto che a sostenerli.

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  2. 0
    Valentina De Padova

    Nel nuovo museo i visitatori, come nei più moderni Science Centre, saranno, con le loro emozioni e i loro interessi, i veri protagonisti. Nel MUSE le tematiche locali, lo studio dell’ambiente e la conservazione delle radici dell’identità del territorio, saranno affiancate ad attività di sensibilizzazione del pubblico e a questioni di più ampia portata, come l’ecologia e lo sviluppo sostenibile. Del museo fa parte, infatti, anche la serra tropicale montana, una green-house dove è stato ricreato l’ambiente di una foresta pluviale con temperature e umidità controllate per la sopravvivenza di insetti, piante e animali. In un contesto globale di sostenibilità, quest’area ha lo scopo di tutelare, in un ambiente protetto, le biodiversità planetarie. Si tratta invero di un ambiente fragile, a rischio e minacciato costantemente, che diventa paradigma della necessità di pensare a metodi alternativi di sviluppo. Il progetto architettonico che ha visto la firma del noto architetto Renzo Piano (si presta a diventare, pertanto, un altro fiore all’occhiello dell’architettura italiana), si contraddistingue per un raffinato, avveniristico profilo, omaggio alle vette delle montagne circostanti. Sicuramente i nostri musei hanno più di uno spunto da cui attingere, sia per abbracciare le attuali richieste di trasformazione dei musei in luoghi interattivi in cui sperimentare, imparare ma anche e soprattutto divertirsi, sia per diventare strutture eco-compatibili, aprendo il dibattito su come affrontare un futuro di sviluppo sostenibile. Sicuramente osservando il trailer di presentazione e le foto degli spazi espositivi, le vetrine statiche e immobili del nostro museo Caffi risalenti agli anni ’60 del secolo scorso, appaiono più che antiquate.

  3. 1
    Valentina De Padova

    Volendo citare un caso dell’eccellenza italiana, senza voler (almeno quando si può) invidiare il resto del mondo, a Trento il 27 Luglio 2013 verrà inaugurato un museo delle scienze di nuova concezione: il “MUSE” (MUseo delle ScienzE), primo museo che coniuga armoniosamente natura, scienza e tecnologia, senza trascurare l’attualità delle questioni etiche e sociali della nostra vita quotidiana. Sorge a ovest del centro storico cittadino, nell’ottica di una riqualificazione urbana della sponda sinistra del fiume Adige, un’importante area ex industriale della città di Trento, che si sta trasformando in un quartiere commerciale e residenziale nel cuore di un grande parco urbano. L’intero intervento di urbanizzazione è stato caratterizzato da una speciale attenzione alla sostenibilità ambientale e all’efficienza energetica. Lo stesso museo è stato dotato di un sistema centralizzato di controllo automatizzato per gestire con efficienza ed economicità il riscaldamento e le forniture idriche ed elettriche. Fonti energetiche rinnovabili sono state impiegate in impianti ad elevate prestazioni: sono stati previsti sistemi di tri-generazione, celle fotovoltaiche e sonde geotermiche. Serbatoi di acqua piovana, pannelli radianti e lucernari a funzionamento automatico garantiranno risparmio d’acqua, riscaldamento, illuminazione e ventilazione naturale. Nella costruzione sono stati, inoltre, privilegiati materiali di provenienza locale per limitare l’inquinamento dovuto al trasporto. Il punteggio Leed (la certificazione internazionale per la bioedilizia) è uno dei più alti d’Europa: 69 punti ottenuti grazie al riciclaggio del 94% dei materiali di costruzione.

  4. 2
    Nora S.

    Anche il museo delle scienze di South Kensington sta puntando sul solare. Tale struttura, che sta già portando avanti da tempo politiche ambientali di questo tipo (che gli hanno permesso di tagliare la propria impronta ambientale del 17%), si sta preparando ad ospitare un super impianto fotovoltaico con una potenza di 40 Mw che lo aiuterà a diminuire il costo energetico delle bollette e a contribuire alla riduzione delle emissioni inquinanti. Ora come ora il suddetto museo è dotato di un piccolo impianto installato sul proprio tetto che gli fornisce un quantitativo minimo di elettricità, ma questo secondo progetto previsto e seguito in collaborazione con le autorità locali, del valore di 50 milioni di sterline, sarà in grado di generare elettricità sufficiente per alimentare qualcosa come 12 mila case. Da notare che per provvedere al posizionamento dei 160 mila moduli solari necessari a tale fornitura sta scegliendo come destinazione privilegiata un aeroporto in disuso (struttura di proprietà del museo stesso).

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