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La bellezza di Bergamo opportunità contro la crisi

I «gioielli» del cuore di Bergamo Alta

Certo, se Bergamo fosse entrata nella short list delle città che si giocheranno la corsa a Capitale europea della cultura nel 2019 sarebbe stata tutta un’altra cosa. Ma anche a bersaglio fallito, il quarto modulo de L’Eco Lab, quello dedicato alla città bella, offre fior di spunti e stimoli. Del resto, come ha scritto Fëdor Dostoevskij «La bellezza salverà il mondo», e Bergamo ha comunque le sue carte da giocare. Ne parleremo giovedì dalle 20,45 al Centro congressi Giovanni XXIII, in occasione della presentazione dei risultati finali de L’Eco Lab. Sul palco ci saranno il direttore de L’Eco di Bergamo, Giorgio Gandola, Nando Pagnoncelli, presidente ed amministratore delegato di Ipsos, Piera Molinelli, prorettore delegato all’Orientamento universitario e Michele Vianello, tra i massimi esperti di Smart communities. La serata sarà condotta da Max Pavan (in diretta su Bergamo Tv) e avrà come ospite d’eccezione l’attore Eugenio De Giorgi, che indosserà i panni del suo celebre Arlecchino.

E ne parleremo muovendoci tra sfide che chiamano la città a rimettersi in gioco in modo importante, come comunque successo in occasione della corsa di Bergamo 2019. Perché la bellezza non solo salverà il mondo, ma può diventare un’occasione per ripensarsi ed uscire dalla crisi, facendo leva su ricchezze finora non valorizzate a sufficienza in una cultura produttiva tipicamente manifatturiera. E che ha portato come effetto collaterale il mancato sviluppo (e perché no, sfruttamento) del proprio patrimonio artistico. Sulla cultura, i suoi spazi, percorsi e valorizzazione si giocherà molto del nostro futuro, cominciando da quello che attende i candidati alle prossime elezioni del 2014: a loro consegneremo tutte le proposte emerse in questo anno di lavoro de L’Eco Lab. Una vera e propria agenda della città del (dopo)domani scritta a più mani: in primis quelle di chi la abita e vive ogni giorno.

E le proposte emerse nel corso del modulo dedicato alla città bella spaziano dalla necessità di un marchio capace di rappresentare in modo adeguato la notevole (e variegata) offerta artistico-culturale del nostro territorio: qualcosa di identificabile in un circuito dove il brand ha il suo peso, e consapevoli delle difficoltà intrinseche dei bergamaschi a comunicare il proprio patrimonio in modo adeguato. Comunicare, quindi, ma anche la complessità di una città che da sempre vive in un modo duale: l’alta e la bassa, produttiva e culturale, accogliente ma riservata, tradizionale ma innovativa, generosa e sparagnina, che guarda dentro e fuori. Indice di una complessità tanto più necessaria per capire le dinamiche contemporanee.

Ma se la teoria è importante, la pratica non lo è di meno: e quindi, spazio a massicci investimenti per meglio valorizzare ed evidenziare i percorsi culturali presenti, un cambio di passo nelle proposte e un lavoro che sia il più possibile in rete. Perché mai come in questo caso, l’unione fa la forza. E porta ad un altro nodo cruciale di questo modulo (dove più che di proposte è corretto parlare di occasioni di stimolo e confronto): la consapevolezza del proprio valore, che può davvero fare miracoli se porta a muoversi in equilibrio tra i diversi dualismi evidenziati prima. Aiutando magari anche a superare indubbie batoste come quella di Bergamo 2019, dove comunque (per citare un contributo sul blog) mettersi in gioco è già stato un eccellente risultato. Quasi una vittoria.
D. N.

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